Beato Daniele e sei compagni
Beato Daniele e sei compagni
SUL PRINCIPIO DELL’ORDINE SERAFICO, ARDENDO QUALL’ALTRO ELIA PER IL ZELO, IL BEATO PADRE DANIELE, MINISTRO PRO[VIN]CIALE DI CALABRIA, CON SEI ALTRI COMPAGNI SE N’INVOLÒ A PREDICAR LA FEDE DI XPO [CRISTO] TRA SARACENI, OVE MENTRE CADEVANO RECISI GLI STAMI DELLA VITA A SUOI BEATI COMPAGNI A MAN DI BARBARI LUI TRA LE PUNTURE DELLE SPADE, PROFILÒ SEMPRE COL SUO DIO IN MANO PAROLE DI VITA A QUEL INFEDELI PER FINCHÉ NE CASCÒ IL SUO CORPO ESANGUE IN TERRA E NE VOLÒ LA SUA ANIMA BEATA NEL CIELO L’ANNO 1288.
Nel 1227 il giovane Ordine francescano viveva con grande entusiasmo la fase aurorale della sua vita missionaria. Sette francescani (dirigeva allora l’Ordine frate Elia) fecero vela dalla Toscana per la Spagna con l’intenzione di recarsi successivamente nel Marocco per convertire gli infedeli.
A capo del gruppo c’era Daniele, originario di Belvedere in Calabria e già ministro provinciale, mentre gli altri si chiamavano Samuele, Angelo, Domno (o Donulo) di Montalcino, Leone, Niccolò di Sassoferrato e Ugolino. Dopo una breve permanenza in terra di Spagna, in due scaglioni a breve distanza l’uno dall’altro, si trasferirono a Ceuta nel Marocco.
Era un atto veramente coraggioso, perché sapevano che le autorità locali avevano proibito qualsiasi forma di propaganda cristiana. Svolsero per qualche tempo delle attività presso i numerosi mercanti di Pisa, Genova e Marsiglia che risiedevano nella città, poi, verso la fine dell’anno, decisero di iniziare la predicazione tra i musulmani. Nelle strade di Ceuta, parlando in latino e in italiano (non conoscendo la lingua locale), annunziarono Cristo. Le autorità ordinarono la loro cattura: i missionari, dopo essere stati sottoposti a vari interrogatori, furono invitati a convertirsi all’Islamismo ma poi, per la loro irremovibilità, vennero decapitati.
I mercanti cristiani occidentali recuperarono i loro corpi straziati e li seppellirono nella periferia nella città. Appena possibile li trasportarono in Spagna.
La scena rappresentata è drammatica. Daniele stringe con forza nella mano un crocifisso per impedire a un soldato di sottrarglielo. Tre frati attendono la morte con un gesto di rassegnazione: hanno le mani in pronazione e i polsi incrociati che nel linguaggio iconografico indicano inazione. “È un gesto di personaggi che manifestano la loro impotenza, o subiscono le conseguenze negative di azioni inique”.
Un altro frate è legato a un palo. Altri due giacciono a terra con la testa tagliata
- Presentazione
- La chiesa e il convento di San Sebastiano
- Fra’ Giuseppe e i francescani a Gravina
- Il racconto del poema francescano di fra Giuseppe
- L’albero francescano
- Prima parete – canto lunette 1-3
- Prima parete – canto lunette 4-6
- Seconda parete – canto lunette 7-9
- Seconda parete – canto lunette 10-13
- Terza parete – canto lunette 14-16
- Terza parete – canto lunette 17-19
- Quarta parete canto





